Tomboy

Girato con un budget abbastanza basso, e con praticamente tutti i giovani attori non professionisti (molti erano già compagni di giochi e amici tra di loro prima delle riprese), Tomboy, di Céline Sciamma, è davvero un bel film. Vincitore di parecchi premi nell’ambito di manifestazioni cinematografiche che hanno un occhio di riguardo per l’omosessualità, questa produzione francese risulta delicata e profonda, e, grazie principalmente all’ottima e (in scena) androgina Zoé Héran e alla splendida Malonn Lévanna (difficilmente si vede una bimba così apparentemente spontanea in un film), merita di avere un respiro di pubblico ampio e universale.

Più che di omosessualità  tout-court in questo film si parla comunque di identità sessuale. La protagonista Laure vuole essere un maschio e, grazie al corpo ancora acerbo e hai capelli corti, riesce a “diventare” Michael, una volta giunta in una nuova città, a causa del lavoro del padre. Il gioco non potrà chiaramente durare per sempre, ma la storia è questo suo momento di cambio di ruolo, con la sorellina che la sostiene, per l’aspetto di protezione che un maschio, a quell’età, sa dare, e la progressione affettiva che Lisa (Jeanne Disson) inizia nei suoi confronti, ignorando la verità.

Bella la regia, belli i dialoghi, i silenzi, le immagini. Ragazzini plausibili e in grado di tenere egregiamente lo schermo, forse, solo troppo “buoni”, senza nessuna vera cattiveria mai, in nessuno dei momenti del film.

Da vedere, se non siete allergici a priori ai ritmi della cinematografia d’oltre Alpe, più simile alla nostra, e così diversa a quella anglofona.

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