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Penny Dreadful

Penny Dreadful [Showtime]
Prodotto da Showtime (e iniziato ormai da più di un mese) Penny Dreadful, che deve il suo nome a un tipo di letteratura “vivida” comune in Inghilterra nel 19esimo secolo, è una delle serie TV più interessanti e ben fatte che mi è capitato di vedere nell’ultimo periodo. Recitazione, fotografia, sceneggiatura e soggetto, tutto è di alto livello, e cattura all’istante, per trasportare lo spettatore in una Londra da Jack lo squartatore dove, nell’ombra e nella nebbia, si muovono creature di tutti i tipi – un qualche tipo di vampiri in primis.
Un non così riconoscibile Timothy Dalton, alla ricerca della figlia scomparsa, farà da perno per le vicende di un gruppo molto eterogeno di personaggi, all’interno del quale domina, come presenza scenica e forza espressiva, Vanessa Ives (Eva Green, che avevo già adorato in Camelot), seguita a ruota da uno straordinario Victor Frankestein (interpretato dall’inglese Harry Treadaway). Ma tutti gli attori – anche minori – sono perfetti, e l’atmosfera che si respira in scena è quella di un horror di altri tempi – un horror letterario – ben miscelato con il gusto più moderno per il ritmo dell’azione, e arricchito da effetti speciali adeguati alle esigenze.
Qualcosa di davvero buono (creato dal John Logan dietro alla sceneggiatura di capolavori come Skyfall, Hugo e The Aviator) che confido arrivi presto anche in Italia.

Ray Donovan

Ray Donovan
Se vi piacciono le storie forti, sappiate che da poco è iniziato un nuovo serial prodotto da Showtime (quella di Dexter per intenderci)  intitolato Ray Donovan, che ha subito mostrato i muscoli già dalle prime battute. Ray è uno specialista, chiamato dai ricchi di Hollywood quando hanno dei grossi problemi da risolvere, che si muove con la sua squadra spesso al di là del lecito. Ha vari fratelli (e, scoprirà, anche un fratellastro), ognuno con la sua dose di peculiarità, una moglie, due figli, e un padre appena uscito di prigione con il quale non vorrebbe avere più nulla a che fare. E una ex cliente un po’ troppo affezionata. E un cliente attuale non proprio contento dei suoi servizi.

Una storia che ricorda (come ritmo e tinte) Luther, e che è ben sorretta dal carisma di Liev Schreiber (nei panni di Ray) e di Jon Voight (nei panni di Mickey, il padre di Ray) – attori che (se avete seguito un mio consiglio di qualche tempo fa, avrete anche già visti insieme in The Manchurian Candidate). Un noir atipico, con un protagonista che vorrebbe essere freddo, ma che si ritrova continuamente a minacciare (o picchiare) persone in preda all’ira. Una storia famigliare che sembra quasi una storia di mafia, per chi ama l’azione, ma solo quando è collegata ad una narrazione solida quanto (in questo caso) disperata. Ah, l’autore dietro a Ray Donovan è Ann Biderman – lo stesso di Southland.

Se vi ho incuriosito vi invito a leggere una recensione migliore e più dettagliata della mia a questo indirizzo.

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