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Believe

Believe

Tra le tante cose nuove che hanno iniziato la loro programmazione in quest’ultimo periodo ce n’è una che mi ha colpito per la sua somiglianza a una produzione terminata lo scorso anno, ovvero Touch. Non si può certo dire che Believe (creata per l’NBC dalla coppia Alfonso Cuarón and Markus Friedman) sia un clone della serie in cui recitava Kiefer Sutherland – e qui non si vede la mano di Tim Kring (che ho conosciuto in precedenza per Heroes) – ma i punti di contatto sono davvero molti: il protagonista è una ragazzina, in fuga con il padre, perché qualcuno (una entità corporativa) vuole abusare delle sue capacità supernaturali (non soprannaturali – il potere deriva da un gene). E mentre il duo si muove da un punto all’altro, i poteri della protagonista permettono di risolvere situazione palesemente in mano al fato (persone che si sono perse di vista, altre che hanno bisogno di soldi o di una iniezione di fiducia per proseguire al meglio la loro vita).

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Continuum

È sempre più evidente che la differenza tra le produzioni USA e quelle di altri paesi (intendo cmq principalmente Canada e UK) sono percepibili a pelle già nei primi minuti di visione. Non è, chiaro, necessariamente una cosa negativa, ma porta a confronti che influiscono comunque sul parere che uno poi ha su ciò che guarda. Continuum (proposto dalla canadese Showcase) è un bel prodotto sci-fi. Buona l’idea (in un non troppo distante futuro esiste un modo simil-Orwelliano, in cui le megacorporazioni controllano tutto, e un gruppo terroristico chiamato Liber8, dopo avere colpito un centro di potere tenta un viaggio nel passato per cambiare le cose), belli gli effetti speciali (alla Minority Report), non male neppure i personaggi (tra cui spiccano Rachel Nichols e Roger R. Cross), anche se qui si iniziano a vedere le differenze con il tipico modello USA. Quello che però rende ancora più evidente il contrasto è però forse la fotografia e, sicuramente, la sceneggiatura, perché il ritmo e i dialoghi non sono quelli che ci aspetteremmo (o almeno che io mi aspetterei) per sottolineare l’evolversi della narrazione.

Vale comunque la pena dare una occhiata a Continuum? Assolutamente sì. Pieno di richiamo (più o meno espliciti) con tanto altro, sa aggiungere qualcosa al filone vagamente Terminator-like, grazie a molti particolari interessanti, e sa alternare l’introspezione dei personaggi a momenti di adrenalina, promettendo comunque intrighi temporali e pure un pizzico di romance.

Una nota in chiusura: se vi chiedete dove avete già visto Mr. Alec Sadler del futuro, fatevi tornare in mente X-Files – e qualcuno con una sigaretta sempre in mano :-)

The Gates

The Gates

The Gates

In un periodo in cui è un auge tutto quello che parla di vampiri e lupi mannari l’ABC non poteva certo non includere nella sua nuova produzione anche qualcosa con, guarda te, vampiri e lupi mannari. Aggiungendoci comunque altro (streghe, almeno, poi si vedrà), il tutto mixato con tematiche assolutamente teen. L’idea è comunque interessante e il tutto non si presenta necessariamente come qualcosa rivolto solo ai giovanissimi: The Gates è una piccola comunità in cui vivono, insieme a persone normali non a conoscenza della cosa, creature soprannaturali, che hanno accettato di vivere dissimulando al mondo la loro natura. Lo scopo di questo paesino, all’apparenza assolutamente ordinario, è quello di “proteggere” queste creature dal mondo esterno, a patto chiaramente che il loro stile di vita sia più tranquillo possibile. L’arrivo della famiglia di Dylan Radcliff, nuovo sceriffo, in” fuga” da Chicago, porterà più di qualche instabilità in questo sistema collaudato, e le cose inizeranno presto a diventare complesse.
Questo serial, che si colloca a metà di vari generi diversi, mi ricorda parecchio Meadowlands, ma con meno follia e qualche potenzialità in più. Anche se forse l’indiretta concorrenza con Pretty Little Liars – dovuta ad alcune tematiche comuni, non certo per similitudine di trama – potrebbe portare, sulla distanza, qualche difficoltà di tenuta ascolti.

FlashForward – Robert J. Sawyer

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Anche se a causa degli ascolti la serie TV è stata purtroppo sospesa credo che in tanti (appassionati di fantascienza) abbiano ritenuto FlashForward una delle più interessanti produzioni di questo periodo (a mio parere solo un po’ meno bella di Fringe, ma parecchio di più del remake, cmq molto interessante, Visitors)

Forse non tutti sanno però che dietro questo serial c’è un libro, uscito anche in Italia alcuni anni fa, scritto dal canadese Robert Sawyer (che, tra le altre cose, ha vinto un premio Nebula, un premio Hugo eccetera eccetera, giusto per darvi un’idea del personaggio se già non lo conoscete), ma che questo libro non è che l’idea di fondo di quanto abbiamo visto e apprezzato in TV. Intendo cioè, che questo romanzo contiene solo alcuni dei topoi presenti nella serie tv – e che tutto il resto (il tanto resto) è stato sviluppato (anche insieme all’autore) dai sceneggiatori.

Non che nel romanzo non ci sia un di più (ci sono vari spunti sulla meccanica quantistica piuttosto interessanti, e il finale, che richiama parecchio Clarke, per quanto non mi sia piaciuto troppo ha elementi tutt’altro che banali), ma sappiate che:

– non ci sono i cattivi, non c’è nessuna cospirazione globale. Non c’è l’FBI o la CIA (quindi niente Mark “Shakespeare in Love” Benford o D. Gibbson).

– la vicenda riguarda il CERN ed è europea-centrica

– Mosaic (il sito web) è presente sia nel libro sia nel telefilm (è però stato messo in piedi dal CERN, non dall’FBI).

Loyde Simcoe non lavora con il canadese Simon Campos ma con un greco (Theo Procopides) ed è questo greco che non avendo una premonizione scopre che sarà morto nel momento futuro che tutti hanno visto

– il salto di coscienza temporale (che nella serie è di sei mesi) nel libro è di circa 21 anni (e questo è abbastanza da solo per ribaltare i ritmi della storia).

– durante il blackout globale tutte i sistemi di registrazione audiovideo non hanno funzionato (quindi nessun suspect zero o simile). E questo aspetto non è “neutro” sulle teorie che ci sono nel libro.

Che dire? È stato piuttosto interessante leggere il libro DOPO la fine della serie – e vederne le differenze, come storia, personaggi e approccio. Contrariamente a quello che di solito capita nei film, dove l’adattamento tra carta e video è a sfavore del video (non sempre, chiaro, ma un libro di 300 pagine può essere complesso da trasformare in un film di un’ora e mezza), qui il passaggio tra le 300 pagine circa e le 22 puntate da 45 minuti (tra l’altro l’idea non credo fosse proprio quella di fermarsi a 22 puntate…) ha fatto esplodere diramazioni di vario tipo, quasi tutte molto interessanti.

E, ammetto, deve essere davvero bello potere lavorare a un progetto del genere (espandere una storia – complessa – per trasformarla nella sceneggiatura di un serial, e non di un film).

In Italia, ora che ci penso, forse una cosa del genere è capitata con l’ottimo Romanzo Criminale (io ho letto il libro e visto il film – che però non ho apprezzato troppo – ma non ho visto il serial, di cui in molti parlano davvero bene…)
Qualcuno di voi mi sa dare qualche info su come è stata espansa la trama?

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