Posts tagged: SciFi

Almost Human

Almost Human
Se siete, come me, appassionati di fantascienza, un piccolo consiglio: non perdetevi Almost Human. Questa nuova produzione FOX, che ne ha iniziata la programmazione una decina di giorni fa, ha anche J.J. Abramas tra i produttori esecutivi, e miscela elementi presi da RoboCop, Fringe e da I Robot, proponendo allo spettatore un crime drama originale e molto godibile, anche solo per i personaggi messi in scena. La parte SciFi – dominante, ma non necessariamente invadente – ci porta in un futuro non troppo distante, in cui la polizia si serve anche di robot per combattere una criminalità che non esita ad usare i ritrovati della tecnologia per raggiungere i propri scopi. Il protagonista principale, John Kennex (impersonato da Karl Urban – il McCoy del nuovo Star Trek) si risveglia dopo più di un anno di coma (è stato ferito gravemente in una imboscata, in cui è morta tutta la sua squadra, e ha perso una gamba) e ha qualche problema a fidarsi dei Sintetici con cui, come poliziotto, deve lavorare. Ma questo atteggiamento ostile cambierà quando gli verrà assegnato un “modello vecchio”, Dorian (Michael Early, indimenticato protagonista di Sleeper Cell) – spesso più sensibile di lui nei rapporti con gli altri. Come in Castle, Mentalist o simili, il rapporto tra i personaggi arricchisce lo sviluppo della trama e smussa gli aspetti più tecnici dell’ambientazione, rendendo (almeno secondo me) godibile Almost Human anche per chi di norma non “mastica” fantascienza. Non siamo (almeno non sembra) davanti ad un nuovo Fringe (né, di sicuro, di fronte al nuovo Lost), ma i primi due episodi trasmessi fanno ben sperare per una serie con parecchi temi interessanti, e una ottima capacità di evoluzione per i protagonisti.

Moon

Moon

Uscito quattro anni prima di Oblivion, e costato duecento volte meno (“solo” 5 milioni di dollari), Moon (scritto e diretto da Duncan Jones) è un buon film di fantascienza, che omaggia in modo evidente i classici del genere (in primis 2001 – Odissea nello spazio). Con quasi un solo attore – Sam Rockwell – e un robot (che esprime emozioni più o meno tramite emoticons) Moon propone una storia consistente, e con un crescendo di ottimo livello, che non vuole (e di conseguenza non riesce) a essere mainstream. Se avete visto Oblivion, parecchio della trama vi sarà chiaro anzitempo (ma quello NON è chiaro un difetto del film…), ma anche senza il confronto con Tom Cruise e con gli effetti del film basato sulla graphic novel di Kosinski, il ritmo lento e claustrofobico di Moon, costruito intorno alle emozioni espresse dal viso un po’ folle di Sam Bell/Sam Rockwell limitano (a mio parere) il pubblico di questa perla ai soli appassionati del genere. Non necessariamente una cosa negativa, perché, consapevoli di questo, la regia e la produzione non hanno lesinato in richiami e in situazioni che (per i fan) sono tutt’altro che disprezzabili (le lucine colorate al posto di visori con un qualunque tipo di senso sono solo uno degli aspetti che non riuscirete a non notare). Ammetto, tra le poche cose realizzate fino ad ora da Duncan Jones, di avergli preferito Source Code – anche se l’operazione dietro a Moon (simile in qualche modo a quella di J.J. Abrams – che è riuscito a realizzare oggi un film anni 80 – realizzata però con budget da produzione indipendente) è assolutamente da applaudire.

Rewind

Rewind (SyFy)

A più di un anno dal primo annuncio, SyFy Channel ci mostra finalmente il pilot di Rewind, pur non fornendo nessuna informazione sul fatto che possa poi diventare una serie attiva, al di là di questo primo momento di circa un paio d’ore. Il tema è quello (che adoro) del viaggio nel tempo, e le motivazioni che spingono la storia (almeno inizialmente) sono una bomba atomica fatta esplodere a New York da un vecchio professore che ha perduto anni prima la moglie. Il viaggio nel passato, per evitare quest’atto distruttivo, avviene grazie ad un “portale” che appare all’interno di un gigantesco macchinario segreto – portale inatteso, non compreso a pieno, e con la caratteristica di non potere essere comandato e di avere un tempo massimo di apertura – e vede in azione un team di tre persone (due militari e una civile) coordinati da una schiera di tecnici che rimangono in contatto con loro dal presente (!).

Se si accettano alcune peculiarità nella trama (ma i paradossi e le stranezze vanno accettate a scatola chiusa quando si parla di time travel) la storia funziona, alcuni personaggi sono particolarmente carismatici e interessanti (stiamo parlando di SyFy, quindi il ritmo e le battute sono all’ordine del giorno), e la previsione dei ripples temporali (delle modifiche al continuum, una volta compiuta una azione) tramite un supercomputer non è più forzata di tante altre cose che abbiamo visto in altre serie. Certo, forse il tutto ricorda varie cose, ma se Rewind dovesse partire sono convinto che la seguirei molto volentieri. Incrocio le dita.

Ah, qualche nota di colore: tra le guest star c’è David Cronenberg (sì, quel David Cronenberg) e tra i membri del team che c’è un fenomenale Jeff Fahey (il Lapidus di Lost) con cappellino sempre in testa, vinili che suonano Jazz, e caffé da tostare fresco per rendere al meglio.

MIB3

Difficile dire che cosa ci si poteva aspettare da questo terzo episodio del fortunato franchise di Men in Black. L’azzeccata coppia degli agenti K e J (rispettivamente Tommy Lee Jones e Will Smith) ci avevano già mostrato azione, sparatorie, combattimenti ed esplosioni, unite ad un certo gusto per l’ironia e a una bella ambientazione in cui convivevano egregiamente gli alieni da fumetti anni 50 con gli effetti speciali che solo oggi si possono portare su schermo. Il rischio era forse che, con un terzo film, ci si potesse ripetere – anche solo in parte – proponendo poco più di un mix rimescolato delle scene delle prime due pellicole (come spesso capita in queste occasioni) deludendo i tanti fan. Per fortuna questo invece non è capitato e Barry Sonnenfeld, partendo d una idea dello stesso Will Smith, è riuscito a realizzare qualcosa di abbastanza originale e di gradevole, che non sfigura affatto se confrontato con quanto già uscito.

Read more »

La fine della guerra

Proposto la prima volta su KULT Underground nel 1998, questo è un racconto a cui sono molto legato. Almeno nell’intento si parla di fantascienza classica, con un’idea di fondo credo discreta ma con i miei consueti problemi nel renderla organica e fruibile. La versione originale ha alcuni difetti che la pubblicazione nel 2000 su un sito di scrittura ha avuto il merito di sottolineare, e che, dopo tanti anni ho provato a risolvere. Un po’ per gioco, un po’ per sperimentare anche le potenzialità di WattPad – che conoscevo ma che non avevo mai provato ad usare come autore. Se avete un quarto d’ora di tempo da buttare, e vi va, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate :-)

Lo potete trovare qua.

The Secret Number


Realizzato dal giovanissimo regista americano di Sintel, Colin Levy, The Secret Number è un bel cortometraggio che non ha davvero nulla di amatoriale. 12.000 dollari (la cifra raccolta con KickStarter) sono quindi abbastanza per realizzare una cosa del genere? A dire il vero ne dubito. O almeno diciamo che non sono sicuramente i soldi l’elemento che ha fatto la differenza in questa produzione che, partendo dal racconto omonimo di Igor Teper – disponibile on-line sul sito Strange Horizons, portano su schermo una storia Sci-Fi ben strutturata, che lascia il segno. Rispetto al testo originale (per alcuni aspetti “ricalcato” fedelmente) il regista ha aggiunto un “bordo” interessante, che completa ancora meglio la premessa – ovvero che esista un numero intero (tra il tre e il quattro) di cui non siamo consapevoli.

Read more »

Continuum

È sempre più evidente che la differenza tra le produzioni USA e quelle di altri paesi (intendo cmq principalmente Canada e UK) sono percepibili a pelle già nei primi minuti di visione. Non è, chiaro, necessariamente una cosa negativa, ma porta a confronti che influiscono comunque sul parere che uno poi ha su ciò che guarda. Continuum (proposto dalla canadese Showcase) è un bel prodotto sci-fi. Buona l’idea (in un non troppo distante futuro esiste un modo simil-Orwelliano, in cui le megacorporazioni controllano tutto, e un gruppo terroristico chiamato Liber8, dopo avere colpito un centro di potere tenta un viaggio nel passato per cambiare le cose), belli gli effetti speciali (alla Minority Report), non male neppure i personaggi (tra cui spiccano Rachel Nichols e Roger R. Cross), anche se qui si iniziano a vedere le differenze con il tipico modello USA. Quello che però rende ancora più evidente il contrasto è però forse la fotografia e, sicuramente, la sceneggiatura, perché il ritmo e i dialoghi non sono quelli che ci aspetteremmo (o almeno che io mi aspetterei) per sottolineare l’evolversi della narrazione.

Vale comunque la pena dare una occhiata a Continuum? Assolutamente sì. Pieno di richiamo (più o meno espliciti) con tanto altro, sa aggiungere qualcosa al filone vagamente Terminator-like, grazie a molti particolari interessanti, e sa alternare l’introspezione dei personaggi a momenti di adrenalina, promettendo comunque intrighi temporali e pure un pizzico di romance.

Una nota in chiusura: se vi chiedete dove avete già visto Mr. Alec Sadler del futuro, fatevi tornare in mente X-Files – e qualcuno con una sigaretta sempre in mano :-)

Limitless

Il protagonista di questo ultimo film di Neil Burger si chiama Eddie Morra, ha un contratto per il suo primo romanzo e non riesce a scrivere una sola parola. Come abbia poi fatto ad avere un contratto, e un anticipo, per il suo primo romanzo – ancora da scrivere completamente – questo non è dato saperlo. Ma non è certo questo il punto fondamentale di Limitless.

Perché l’elemento cardine di questo film (basato sul romanzo Territori Oscuri, di Alan Glynn) è in realtà una nootropic drug, chiamata NZT-48, in grado di aumentare a dismisura le capacità analitiche e di memoria di chi la assume. In grado di aiutare il nostro Eddie a scrivere la sua opera prima in meno di una settimana, creando un capolavoro. In grado di fargli imparare l’italiano o il francese in poco tempo, e di diventare un esperto di borsa, conteso dai più grandi del settore. nel giro di settimane. Certo, non è tutto oro quello che luccica, e certe cose, in qualche modo, alla fine non si rischia poi di pagarle caro, da più di un punto di vista.

Un bello spunto, con una buona regia e attori interessanti (abbiamo pure De Niro, in una parte importante anche se non enorme), che sembra fondere tante altre cose insieme, ma che, a mio parere, delude nel finale.

Da vedere, se siete comunque curiosi, non prima di aver letto dell’esperimento di Wired.it condotto grazie alla disponibilità dell’ottimo Gianluca Morozzi: http://mag.wired.it/rivista/storie/smart-drug.html

Source Code

No, qui la programmazione non c’entra quasi nulla. Il bel film di quest’anno di Duncan Jones, figlio di David Bowie, chiama infatti “Source Code” non un bel listato C/C++ ma un macchinario in grado di “spedire” la mente di una persona all’interno del corpo di un altro, per otto specifici minuti. Non un controllo mentale, ma un inserimento in un universo alternativo, quantico, in cui è possibile quindi vivere più volte, una dopo l’altra, una singola esperienza, ad esempio per studiarla. So che suona complicato, ma sì è visto qualcosa del genere un Timeline, se non erro. Quello che sembra un viaggio nel tempo (nel passato) viene giustificato come  un salto in un’altra realtà. Con il vantaggio che i cambi effettuati non influenzano il futuro da cui si proviene (almeno in Source Code). Ottimo se, ad esempio, si sta cercando di prevenire un disastroso attacco terroristico, frugando negli ultimi minuti di vita di qualcuno, perché, come siamo abituati a fare sempre nei videogiochi, si può sommare all’intuito la possibilità di provare strade differenti fintanto che non abbiamo raggiunto il nostro scopo. 

Bella l’idea di fondo, molto adatti gli attori (soprattutto la splendida Michelle Monaghan, già vista ad esempio in Mission Impossible III), buono il ritmo, e interessante il finale. Al di là di qualche considerazione sulla congruenza di tutti gli aspetti della trama qui abbiamo davvero un film di fantascienza fruibile e ben organizzato. Non sarà “L’esercito delle 12 scimmie” (comunque forse meno “semplice” da seguire per i non amanti del genere), ma è sicuramnte qualche cosa da tenere presente se si sta cercando un titolo per un noleggio.

Due sole note extra: ricorda (solo come modus operandi,  non come aspetto tecnico) lo splendido Day Break (serial TV purtroppo cancellato dopo la prima serie) e, beh, qui Jake Gyllenhaal assomiglia più di un po’ (come aspetto) a Jack Shepard (alias Matthew Fox) di Lost.

Webmaster: Marco Giorgini - mail: info @ marcogiorgini.com - this site is hosted on ONE.COM

Marco Giorgini [Blog] is powered by WordPress - site based on LouiseBrooks theme by Themocracy