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Post-Apocalyptic Nomadic Warriors

Sì, vi ho già parlato (in modo positivo) di Benjamin Wallace, e sì, l’altra volta era capitato però per un piccolo saggio (sull’uso di Twitter come metodo di promozione). Ammetto che lo stile brillante che aveva utilizzato mi era piaciuto molto, e che, da allora sto seguendo più o meno tutto quello che scrive (anche se spesso solo dando una occhiata agli incipit dei suoi libri).

Perciò quando ha deciso di proporre gratuitamente per un paio di giorni la sua opera prima (di narrativa, con tema fantascientifico) ne ho approfittato, molto curioso di vedere se quella capacità di strappare un sorriso, riuscendo comunque a portare avanti un discorso, che sto apprezzando nella serie Dumb White Husband, era in grado di reggere la struttura di un romanzo più complesso. E la mia opinione è che non solo ci riesca benissimo, ma che Wallace riesca a fondere piuttosto bene commedia e azione, proponendo personaggi simpatici e credibili, facendoli muovere in meccanismi narrativi piuttosto cinematografici che sanno come tenere alta l’attenzione del lettore.

Intendo, Post-Apocalyptic Nomadic Warriors è un bel romanzo, divertente, con personaggi e una ambientazione che lasciano il segno e che, tra l’altro, suonano un po’ anche in sintonia con Revolution (serial che sto seguendo e apprezzando). La parte comica (il paragone con Douglas Adams, che si legge in una delle review su Amazon è forzato, ma non sbagliato) c’è e regge bene, e aggiunge colore alla trama, senza fagocitarla. L’azione, in un mondo alla Figli dell’Olocausto / Mad Max, è più da libro per ragazzi che da romanzo per adulti, ma questo è inevitabile, tenendo conto del tono dell’opera. Lo sviluppo è gradevole e senza pecche e il romanzo in sé è curato nei dettagli, tanto che spero proprio che Wallace riesca a farsi notare ancora di più, per potere arrivare anche ad una traduzione nella nostra lingua.

Se vi ho incuriosito sappiate che il libro è scaricabile da Amazon a questo indirizzo.

P.S. ah – nel mondo delle coincidenze vi dirò che in questa striscia di oggi di Least I Could Do (la coincidenza è che anche quell’autore è canadese) c’è qualcosa (la ciotola…) che in qualche modo si collega con un “personaggio” del romanzo (anche in questo caso “spalla” del protagonista)

Giving the Bird

Non sono un gran lettore di saggistica e manuali quindi non avrei mai valutato la lettura di questo libro se non avessi “conosciuto” l’autore su Twitter e Amazon non avesse messo in promozione questo e-book per un periodo di tempo. E questo suppongo dia già ragione a Benjamin Wallace (l’autore) sull’importanza di twitter come mezzo di autopromozione, e confermi ancora una volta la bontà della politica di Amazon nella distribuzione dei libri. Ma è chiaramente il primo dei due aspetti che può interessare chi è un Indie Author (ovvero NON ha alle spalle una casa editrice in grado di spingere la sua produzione) e non credo di sbagliare ad ammettere quanto la lettura di questo piccolo e-book (come dice Wallace, un libro che parla di twitter non può che essere breve…) sia, oltre che particolarmente gradevole e divertente, pure un pochino utile. Read more »

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