Joyland – Stephen King

Joyland - Stephen King
Anche se in Italia il libro è uscito solo in edizione rilegata, ad un prezzo non proprio basso (e questo vanifica un po’ l’operazione del Re, che ha deciso di farlo uscire in casa SOLO in paperback – tagliando fuori per ora il digitale – per motivi che potete trovare in rete), e se anche la (bella) copertina non riprende lo spirito di quella originale, non avete scuse per non comprare questo nuovo romanzo di Stephen King. Non “se amate il genere” (qui, tra l’altro, nonostante una spruzzata di soprannaturalem la classificazione ufficiale è giustamente Hard Crime e non Horror), ma “se amate la bella letteratura”. Non dico “buona”, o “alta”, perché per molte persone le opere di King non si possono definire così a priori (non è il mio pensiero), ma “bella”. Perché, per l’ennesima volta, personaggi e ambientazione sono splendidi. E il tutto regge, egregiamente, fino alla fine, compresa la fine. 

Joyland (original cover)

La storia, ambientata negli anni settata – Carolina del Nord, è quella di un studente universitario senza troppi mezzi (Devin Jones) che decide di passare un’estate a lavorare in un parco di divertimenti, chiamato evocativamente Joyland. Un ambiente gradevole in cui si farà più di un amico, dove però è capitato in passato un fatto di sangue: un omicidio di una ragazza, che, si narra, ancora si faccia vedere di tanto intanto nell’attrazzione dentro la quale è stata sgozzata.

Non si parla di Shining (di cui attendiamo con ansia il seguito per settembre) né di Bag of bones. E la narrazione non prevede nessuna situazione che possiamo avere già visto in Supernatural o in Buffy. Perché Joyland è la storia di Devin Jones, della sua estate migliore e peggiore insieme, e di un pizzico di magia e di mistero, e di un crimine che va risolto. E’ la storia del suo cuore spezzato, e di ciò che lo aiuterà a superare un po’ questa condizione. E’ la storia di amicizie e di duro lavoro, che gli faranno da apripista nel resto della sua vita. Una storia bella, come dicevo, raccontata con la mano del maestro, sempre migliore, a mio parere, man mano che il tempo passa.

Un libro che consiglio caldamente, ma che, per correttezza, avviso possa essere definito (oltre che Hard Crime) anche YA (Young Adults). Non aspettatevi Horror perché qui praticamente non c’è. Fantasmi o non fantasmi.

5 Responses to “Joyland – Stephen King”

  1. profG says:

    Appena finito Joyland. Molto mgliore degli ultimi che ho letto: 22/11/63 e Cose preziose (anche se quest’ultimo è vecchio io l’ho letto solo ora). Bellissima l’ambientazione e intrigante la vicenda, solo alla fine ho avuto qualche perplessità, che però non toglie nulla al fatto che me la sono goduta, e che me lo sono bevuto in pochissimi giorni, cosa che con SK ormai è una rarità.

  2. profG says:

    Intendevo dire che ormai è raro che scriva romanzi di una certa brevità! Ma anche 22/11/63 me lo sono goduto, anche se alla fine meno di Joyland. Poi il mio preferito degli ultimi anni è La storia di Lisey, che certamente breve non è, ma di Joyland ho apprezzato anche la brevità.

  3. Sì, La storia di Lisey è piuttosto “grosso” ma anche a me è piaciuto molto. Ma sono un fan, e a me le ultime cose sono piaciute tutte: 22/11/63 (parecchio) Under the dome (molto, a parte il finale) e anche Duma Key (anche qui, finale un po’ a parte) – e questo, ripeto, solo per citare gli ultimi che ha scritto.
    Anche Cose preziose è bello (più di altro di quel periodo, anche se non è tra i miei preferiti)
    Ah se vuoi provare qualcosa di “snello” ti consiglio Colorado Kid (lo paragonano a Joyland – anche se Joyland è molto migliore – imho – scritto cmq benissimo)

  4. profG says:

    Grazie del consiglio. Ho appena finito di leggere Colorado Kid, e, nonostante i limiti dovuti alla trama mancante di tusaicosa (non posso essere esplicito per non fare uno spoiler, credo si dica così), me lo sono goduto. Il punto forte è l’atmosfera e il piacere di sentire l’affabulazione di quei personaggi. Il punto debole, ovvero la trama mancante di tusaicosa, è comunque mitigato dal fatto che tu te ne rendi conto ben presto e non solo alla fine, e anche dalla brevità. Per fare un controesempio, XY di Veronesi, oltre ad avere lo stesso problema, è anche lungo e palloso, i particolari che non quadrano e formano il mistero sono iperbolici, ovvero ben oltre l’assurdo (rasentando il ridicolo) e poi fino alla fine tu non capisci che mancherà il tusaicosa, quindi alla fine ti incazzi e non poco. Con zio SK non è così!

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