Drive

Drive 2011

Il protagonista de Le Idi di Marzo (Ryan Gosling) si è cimentato, sempre nell’ormai scorso anno, in un altro film che ha ottenuto critiche molto positive (93% su RottenTomatoes), intitolato Drive. Diretto dal danese Nicolas Winding Refn, qui Gosling non ha a che fare con la politica, ma con la mafia. Il protagonista – senza nome – driver-by-nature, ottimo stuntman e buon meccanico di giorno, arrotonda facendo da autista free-lance per rapine. Ma proprio quando le cose potrebbero iniziare a diventare più interessanti per lui (avrebbe infatti l’occasione di fare il pilota di NASCAR) qualcosa accade e tutto comincia ad andare in modo imprevedibile.

Impressionantemente simile, come sguardi e recitazione a Ben McKenzie (Ryan in The O.C.) in Southland, il protagonista si innamora della vicina di casa Irene (Carey Mulligan, Brigid in Walking Dead) e questo rompe il suo distacco nei confronti di ciò che lo circonda, finendo inevitabilmente nei guai.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di James Sallis, è ben strutturato. La violenza, che a tratti domina alcune scene, è resa normale e inevitabile da una progressione (vagamente) simile a Breaking Bad, con cui condivide lunghe scene di silenzi, momenti di attesa, dialoghi minimali ma carichi di atmosfera. Una storia abbastanza semplice, con risvolti forse non troppo originali, che diventa epica però nell’insieme. Per i personaggi, per la regia, per la notte e le giornate in una Los Angeles non Hollywoodiana. Che affascina e ricorda altri posti e altri film, facendo procedere il tutto in un ambito piacevolmente noto, mentre tutto diventa sempre più cupo e tragico. Senza quasi un motivo, o almeno senza uno reale. Bad luck, dice Bernie Rose quasi in finale. E quello sembra infatti. Solo cattiva fortuna.

Una nota merita poi Ron Perlman, qui in una parte sgradevole e importante. Perfettamente nel ruolo, con quel viso particolare, che ho avuto modo di vedere per la prima volta (credo) ne Il nome della Rosa, e che non avevo riconosciuto in HellBoy (dove è protagonista), è un malvivente credibile e un ottimo contralto per Bernie, suo socio.

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