Almost Human

Almost Human
Se siete, come me, appassionati di fantascienza, un piccolo consiglio: non perdetevi Almost Human. Questa nuova produzione FOX, che ne ha iniziata la programmazione una decina di giorni fa, ha anche J.J. Abramas tra i produttori esecutivi, e miscela elementi presi da RoboCop, Fringe e da I Robot, proponendo allo spettatore un crime drama originale e molto godibile, anche solo per i personaggi messi in scena. La parte SciFi – dominante, ma non necessariamente invadente – ci porta in un futuro non troppo distante, in cui la polizia si serve anche di robot per combattere una criminalità che non esita ad usare i ritrovati della tecnologia per raggiungere i propri scopi. Il protagonista principale, John Kennex (impersonato da Karl Urban – il McCoy del nuovo Star Trek) si risveglia dopo più di un anno di coma (è stato ferito gravemente in una imboscata, in cui è morta tutta la sua squadra, e ha perso una gamba) e ha qualche problema a fidarsi dei Sintetici con cui, come poliziotto, deve lavorare. Ma questo atteggiamento ostile cambierà quando gli verrà assegnato un “modello vecchio”, Dorian (Michael Early, indimenticato protagonista di Sleeper Cell) – spesso più sensibile di lui nei rapporti con gli altri. Come in Castle, Mentalist o simili, il rapporto tra i personaggi arricchisce lo sviluppo della trama e smussa gli aspetti più tecnici dell’ambientazione, rendendo (almeno secondo me) godibile Almost Human anche per chi di norma non “mastica” fantascienza. Non siamo (almeno non sembra) davanti ad un nuovo Fringe (né, di sicuro, di fronte al nuovo Lost), ma i primi due episodi trasmessi fanno ben sperare per una serie con parecchi temi interessanti, e una ottima capacità di evoluzione per i protagonisti.

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