Acqua in bocca – Carlo Lucarelli + Andrea Camilleri

Acqua in bocca

Acqua in bocca

Minimum Fax è riuscita a proporre agli appassionati un piccolo sogno, una di quelle cose a cui giusto pensi quando esplori i limiti del possibile, letterariamente parlando. Ha permesso di realizzare una sorta di fan fiction, ma con gli autori veri. Ha messo su carta una sfida, un gioco, che due maestri italiani (Camilleri e Lucarelli) hanno accettato di svolgere un po’ per noi, loro fedeli lettori, e un po’ anche per i loro personaggi. Facendoli incontrare in quel non luogo che un libro in effetti è, e rendendoli complici di una storia strana e appena un po’ improbabile, che parte con un cadavere con un pesce in bocca, e termina con un ultimo scambio di prelibatezze, tra la Sicilia e Bologna.

E che la vicenda, costruita su scambi più o meno epistolari tra Salvo Montalbano e Grazia Negro, sia una chicca da divorare in un’oretta è una cosa che non va neppure discussa. Ma il bello, il grande, di questo esperimento, al di là del valore dell’istanza-libro, è l’immaginarsi i due autori costruire pian piano lo schema, la mappa, in cinque anni, con calma e tante pause, durante le quali i loro due particolari tutori dell’ordine hanno saputo ricamare dettagli, interpretando il loro ruolo, in un ruolo misto, ibrido, che è il loro, e nello stesso tempo non lo è. Una costruzione su una costruzione. Un gioco di ruolo con due master. Un bel momento, che cresce e diventa meta-letterario, assolutamente da leggere e spulciare. Immaginandosi che altre coppie possano riprovare la cosa, portando altri nostri eroi di carta da qualche parte insieme, come già capita, a volte, del resto con i personaggi di tante serie a fumetti.

 P.S. lo dico senza tema di rovinarvi nulla: c’è pure un capitolo con Coliandro… peccato – tenendo conto che è Salvo che si è spostato al nord – che non siano passati anche Camilla Cagliostri o il commissario Cataldo.

Scoundrels

Scoundrels

Se avete voglia di guardare un bel serial leggero, in cui ritrovare una miriade di facce note, beh, vi consiglio di dare una chance a Scoundrels. Nuova produzione ABC, basato su una serie neozelandese che non conoscevo (credo di non conoscere nessuna serie neozelandese, in effetti), che segue le gesta di una famiglia con una tradizione di piccoli crimini (mai droga, mai violenza, o almeno questa sarebbe la loro regola), il cui capofamiglia “Wolf” (David James Elliott) inaspettatamente finisce alla fine in carcere, condannato a cinque anni.

La moglie, Cheryl (alias Virginia Madsen), con tre figli grandi da gestire, scossa da questa situazione (si aspettavano una detenzione di pochi mesi), e stanca del continuo contatto con la polizia locale, decide di dare una svolta alla vita della famiglia, imponendo a tutti una vita onesta. Ma questo non sarà troppo apprezzato nè da Wolf, nè dal sergente Mack (Carlos Bernand, più noto come Tony Almeida di 24), con tutte le conseguenze del caso. I due episodi trasmessi fino a oggi sono abbastanza divertenti, e i personaggi (anche se incapsulati un po’ in ruoli da macchietta) promettono una certa complessità. Vedremo se questo sarà abbastanza perché la cosa non chiuda dopo qualche altro episodio.

Ah, giusto per cronaca, tra i tanti personaggi che ci fa piacere rivedere possiamo citare l’ex 4400 Patrick Flueger (nel doppio ruolo di Logan e dell’irriconoscibile Cal) e la bella Dina Meyer (che abbiamo avuto modo di apprezzare in parecchie serie, anche solo in questi ultimi anni)

Modena Fantasy 2010 – considerazioni

Foto by Francesca Angelinelli

Una piccola premessa: di questa interessante manifestazione sono stato uno spettatore privilegiato. Privilegiato perché si è tenuta a Modena, la mia città, e in centro, quindi vicino a dove abito. E privilegiato perché, grazie all’amicizia con Cecilia Randall e suo marito, ho avuto l’enorme piacere di poter partecipare ad una sorta di mini-cena di chiusura evento (a base di gnocco, tigelle e lambrusco, come è giusto che sia, in zona), cosa che mi ha permesso di parlare con una parte degli organizzatori e degli autori presenti a questa due giorni di festival.

Della manifestazione in quanto tale non dirò molto – ci sono davvero moltissime foto a disposizione sul web, e anche qualche filmato, tra cui uno corposo dell’incontro clou della manifestazione, quello con Alan D. Altieri – se non che la benedizione del bel tempo ha avuto come contralto il sole a picco, e che un pizzico di pubblicità in più avrebbe probabilmente trasformato già questa prima edizione in quel caos di persone che questi eventi vogliono e possono essere.

Sul resto, beh, non posso che fare tanto di cappello a Iannucci (di MondoLibri) e Fantini, coadiuvati dall’ottimo Alfonso Zabro (di FantasyMagazine, presente comunque ANCHE come autore) e a quanti altri si sono prodigati per riempire la lunga piazza XX Settembre (che per scelta del comune sembra troppo vuota, quando non ci sono cose di questo tipo) di stand e gente. Io ho avuto il piacere di girare ed ascoltare, con qualche amico che si è proposto con un romanzo sotto braccio ad una delle case editrici presenti (perché c’erano case editrici, oltre che scrittori, illustratori e miniature, e queste, chissà mai che siano le occasioni giuste per provare a farsi notare), qualche altro che è passato, con bimbi a seguito, per assistere a qualche presentazione e conoscere (o almeno vedere di persona) questo o quell’autore, e qualcun altro ancora che è solo venuto a cercare gli spadoni medioevali (che però, ahimè, non c’erano…).

Io, lo ammetto, ho solo giracchiato tra le postazioni, per ascoltare. Perché le fiere sono posti strani (con KULT nei primi dieci anni ne abbiamo davvero fatte tante, troppe forse) e il bello, per me, è vedere cosa succede, che dinamiche si formano, che alchimie, tra chi è dietro al banco, o sopra un palco, e chi è dall’altro lato, svogliato o incuriosito che sia.

Per poi vedere queste meccaniche, composte in due lunghe giornate all’aria aperta, cristallizzate nei commenti, nei racconti, nelle parole quasi emozionate della gradevole compagnia serale.

Tra la ventina di persone presenti, non contando ovviamente mia moglie, Cecilia e Lorenzo, la modenese Francesca Poggioli (autrice) e Simonetta (maesta e illustratrice), avevo già avuto il piacere di parlare in passato solo con l’autore de Il mondo delle Radici, Alessio Gallerani (ad un incontro che ho tenuto sull’editoria web ormai millenni fa).

È stato perciò doppiamente gradevole potere scambiare commenti (letterari, tecnici o anche solo enogastronomici che fossero) con Francesca Angelinelli (Kizu no Kuma, per citare giusto uno delle sue opere), Paola Boni (La saga di Amon), Francesca Resta (illustratice), Sandro Paganotti, e  Michela Battocchio e Edoardo Valsesia (di Asengard Edizioni)

Un posto più ampio nella mia scarsa memoria (non fosse altro che per quantità di chiacchiere scambiate, agevolate dalla disposizione a tavola) meritano poi il già citato Alfonso Zambro con Elisa Rava, e Davide Zaramella con Valentina Vecchiato.

Che dire? Di tutti è stato gradevole percepire l’entusiasmo, la volontà di portare avanti una attività o anche solo una passione, e la gioia del riuscire a farlo circondati da gente in qualche modo affine.

Un bel momento, la sera intendo, chiosa perfetta di un evento, il Modena Festival 2010, che ancora una volta ha portato a Modena una porzione di un Italia di cui è lecito, e doveroso, essere orgogliosi.

Modena Fantasy 2010

Modena Fantasy 2010

Modena Fantasy 2010

Lo sapevate che domani e sabato a Modena, si terrà il Modena Fantasy 2010? E che, giusto per gradire, l’ospite d’onore della manifestazione è ALAN D. ALTIERI (il tutto maiuscolo è d’obbligo)?
L’elenco degli autori presenti è poi lunghissimo: Alfonso Zarbo, Francesca Angelinelli, Miki Monticelli, Fabrizio Valenza, Cecilia Randall, Fabio Cicolani, Marco Davide, Thomas Mazzantini, Alessio Gallerani, Filomena Cecere, Gabriella Mariani, Valentina Capaldi, Demetrio Priolo, Arianna Formentin, Paola Boni, Luca Tarenzi, Manuela D’amore, Antonio Cinti, Alessia Mainardi, Ilaria Trombi, GianAndrea Siccardi, Alice Montanaro e Mauro Fantini.
Che dire? Un appuntamento di rilievo assolutamente nazionale che, se riesce a resistere alle possibili intemperanze del tempo, mi auguro possa davvero dare soddisfazione agli organizzatori.

Per tutte le altre informazioni (compreso il programma completo) vi rimando al sito ufficiale dell’iniziativa:  www.modenafantasy.com

Non è un paese per fessi

Ok, questo è il terzo corto che vedo, del Nonantola Film Festival 2010, ed è il terzo corto che mi piace. Le Ancelle Sbronze di San Vincenzo non avranno vinto un premio, ma forse perché la competizione era davvero agguerrita. Il loro Non è un paese per fessi è gradevole, girato bene, ha una buona regia e degli attori che riescono a cavarsela egregiamente, in uno script agile e senza falle, che sa gestire il genere con suggestioni ed ironia.

Davvero una cosa simpatica – che mi sento di consigliare a tutti, anche a quelli che, il Western, proprio non riescono ad apprezzarlo.

C’eravamo tanto odiati – Due di Picche

C'eravamo tanto odiati - Due di Picche

Ho sentito la prima volta Neffa con gli Isola Posse All Stars, e l’ho apprezzato quando i Sangue Misto hanno prodotto le loro ottime cose. E ho seguito, in modo diverso, la carriera di J-Ax, tra gli Articolo 31, le sue tante collaborazioni e le sue recenti uscite da solista. Ho una opinione differente di questi due artisti (per la storia e le tematiche che trattano, ancor prima che per le capacità canore), ma li considero entrambi nomi importanti del panorama musicale in cui si inseriscono. E di entrambi posso citare ben più di una canzone che ritengo ottima.
Quindi per me era una non scelta l’acquisto di questa coproduzione – siglata Due di Picche – comprata tra l’altro NON in digitale, ma in CD (non so se questo però è un vantaggio economico per il duo, oppure no).
Comunque sia, mentirei se dicessi che non sono rimasto un po’ deluso da questo nuovo album – inferiore (a mio parere) al frizzante DecaDance (che mi ha permesso di sentire insieme J-Ax e Jovanotti, altro che C’eravamo tanto odiati con Neffa…), inferiore (sempre a mio parere) a quasi tutte le cose che ho apprezzato di Neffa (nel suo caso, l’ultimo CD “fisico” che ho comprato è Neffa & I Messaggeri della Dopa – ma Alla fine della notte, acquistato in digitale, aveva Il Mondo Nuovo, che è un capolavoro-capolavoro, e che non, qui, proprio non c’è).
Non che non ci sia del buono, chiaro. Duedipicche, La ballata dei Picche e Treni a perdere sono nelle mie corde, e più o meno quello che mi aspettavo da un rapporto a due, tra due voci e due storie così diverse. Il resto, mah, mi fa probabilmente sentire un po’ vecchio – un po’ troppo, probabilmente, distante dal target che J-Ax / Neffa hanno deciso di stimolare questo giro.
Peccato. Continuo a preferire l’acquisto di un album intero (l’ho fatto, in ambito musica hip hop/rap fin troppo spesso) anche quando probabilmente sarebbe più saggio per me premiare gli artisti che stimo, comprando SOLO le tracce che mi colpiscono – ora che con il digitale questa è una scelta assolutamente alla portata di tutti.
Attenderò comunque un prossimo lavoro – con molta curiosità. Chissà che un eventuale secondo disco non mi “ripaghi” anche per quanto mi sembra mancare in questo.

 

 

Il tramonto di iRex?

iLiad (iRex)

 

Un mio amico mi ha segnalato oggi una notizia in qualche modo “triste”. Sembra infatti che sia prossima alla bancarotta l’iRex, protagonista solo qualche anno fa dell’esordio dei lettori di eBook sul mercato consumer – e tra le prime realtà che aveva fatto accordi con i quotidiani anche italiani per la distribuzione elettronica degli stessi.

L’iLiad, il loro lettore con carta elettronica, era da subito apparso uno strumento molto appetibile, ma atipico (tanto che alla fine io avevo infatti optato per il suo principale concorrente, il Sony Reader): proposto con un prezzo molto alto, era alla fine un dispositivo per leggere libri che aveva una durata d’uso di solo una dozzina di ore. Questo perché, al contrario del Sony Reader, proponeva il WiFi, il touch, e aveva uno schermo più grande e definito, caratterstiche che l’avevano fatto diventare LA scelta di una buona parte dei pionieri del settore.

Poi è arrivato l’iPhone, l’iPad, e si è tornati a parlare di tablet. E un dispositivo del genere ha perso molti dei vantaggi che sembrava avere in precedenza. Questo, mentre non sembra che il mercato dei lettori tradizionari (dal Kindle in su) stia per svuotarsi, anzi (quei dispositivi sono pensati per la lettura principalmente di LIBRI, e quello continuano a renderlo possibile MEGLIO di qualunque altro device esistente, iPad compreso, quando si parla di uso “reale” e non sporadico). Che dire? Confido che l’iRex abbia ancora cartucce da sparare, e che possa rimanere sul mercato, ma è in qualche modo la dimostrazione che essere più avanti degli altri, ogni tanto, non è così vantaggioso sulla distanza.

Fonte: Tom’s hardware.

Happy Town

Happy Town 

Se eravate fan di Twin Peaks, e siete rimasti incollati alla poltrona per Harper’s Island, forse la nuova serie della ABC chiamata Happy Town fa al caso vostro. Un gradevole mix di intrighi, omicidi e (almeno ad una prima apparenza) soprannaturale, fanno di questa produzione (partita il 28 aprile e al momento alla quarta puntata) qualcosa di molto stuzzicante. Come nei due telefilm citati ci troviamo davanti un gran numero di personaggi con cui giocare, e una intera città, con un passato oscuro che ritorna, portandosi dietro la figura di Magic Man, abile a far sparire nel nulla le persone.

Difficile, con così tanta gente in scena, capire chi è il vero protagonista di Happy Town, se la bella Henley Boone che è in città con una missione da compiere, o il giovane sceriffo Tommy Conroy, o l’affascinante Merritt Grieves, con le sue memorabilia. Ma è facile trovare più di qualcuno a cui affezionarsi – o qualcuno da trovare antipatico o bastardo. Clima perfetto quindi, per qualcosa che può solo crescere e crescere ancora. Sempre che gli ascolti non facciano scherzi, bloccando sul nascere quello che ci si può davvero aspettare essere uno dei cavalli da guerra del mondo “post Lost“.

Sito ufficiale: http://abc.go.com/shows/happy-town

Il Premio dei Premi…

Premio dei Premi

…di solito NON parlo del mio lavoro su questo sito (o sugli altri a cui collaboro o che gestisco) ma la notizia in questo caso è troppo ghiotta per essere omessa: l’Expert System SpA (all’interno della quale coordino il settore R&D per italiano e inglese) ha ricevuto martedì – in Quirinale – dalle mani del ministro Brunetta e del presidente Napolitano il prestigioso Premio dei Premi. Pur avendo solo meriti indiretti (è Cogito Monitor il prodotto che ha messo in gioco l’Expert quest’anno) non posso negare come un certo brivido, per questo riconoscimento, sia davvero  inevitabile.

Vi rimando per ulteriori dettagli al blog ufficiale di Marco Varone, linkandovi anche questa pagina su cui sono presenti un paio di foto della premiazione.

Persons Unknown

Persons Unknown

Persons Unknown

L’americana NBC giusto qualche giorno fa ha proposto sul piccolo schermo il pilot di una serie che sembra essere molto promettente: Persons Unknown. A metà tra “Il Prigioniero” e il più classico gioco d’avventura (strizzando anche l’occhio ai reality), questo telefilm inizia mostrandoci un gruppo di persone (non legate tra di loro, di diversa estrazione sociale e città di provenienza) che si svegliano in una stanza d’albergo che non hanno mai visto senza sapere esattamente come sono state portate lì. Dopo aver risolto il primo enigma (come uscire dalla stanza – chiusa a chiave) si accorgeranno di trovarsi in una microscopica città – da cui non possono però scappare.

L’atmosfera – complice la composizione del gruppo eterogeneo, e il cast che sembra davvero azzeccato – è carica di mistero e tensione, e se lo svolgimento non si limiterà a proporre piccole missioni da risolvere ma giocherà con una struttura più ampia (ed è plausibile che capiti – tenendo conto che un po’ di background “esterno”, relativo ad uno dei personaggi femminili, è già in moto) ci si può aspettare un piccolo (13 puntate previste) capolavoro.

Note: qualcosa (mi auguro sia solo qualcosa, però) ricorda vagamente Dollhouse (intendo,il giornalista esterno – che fa il verso al tipo dell’FBI – e il fatto che anche la casa della mamma di una dei rapiti sia “controllata” qualche piccolo richiamo lo fa…), e qualcos’altro ricorda invece un altro telefilm (di cui al momento non ricordo il nome) in cui tutti gli abitanti di una cittadina erano in realtà in protezione testimoni.

Non cito – tra le similitudini – ovviamente né Truman ShowTime out of Joint perché in nessuno di questi due casi c’era – inizialmente – consapevolezza… ma l’idea della città “chiusa” un po’ rimanda anche a questi due titoli…

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