A Thousand Words

Lo ammetto – sono rimasto folgorato da Eddy Murphy grazie al grande schermo. Ho questo ricordo molto positivo del primo Beverly Hills Cops e de Il Principe cerca moglie, anche perché ho visto queste due pellicole al cinema, in un periodo in cui per me era cmq un evento andarci. Ma, quale che sia la ragione, da allora ho trovato gradevole praticamente ogni suo lavoro – anche quelli più al limite come livello di comicità – e mi sono quindi avvicinato a questo suo ultimo film molto ben disposto. Che dire? Lui è perfetto nella parte, Clark Duke regge la scena al meglio con un ruolo esilarante, e Cliff Curtis come santone è tanto convincente quanto surreale. Ma la storia non è né esaltante, né (troppo) originale. Ci troviamo davanti ad una copia edulcorata di Liar Liar, senza l’impronta di Jim Carrey: un personaggio in carriera, che fa della sua sfrontata eloquenza il suo unico punto di forza, si trova a non potere più parlare – pena la morte – a causa di un evento soprannaturale. Ma se il non mentire di Jim Carrey (sia in Liar Liar, sia in qualche modo in Yes Man) porta ad una comicità a doppia lettura, qui nel passaggio dalla parola alla mimica vince forse un sentimento agrodolce, legato al passato di Jack McCall, alla madre con l’Alzheimer, alla compagna che cerca di considerare il figlio nel loro rapporto di coppia. Non che questo debba essere un difetto, chiaro, ma il gioco complessivamente non regge, pur concedendo il riso in qualche momento, e una certa spinta emotiva in altri.

Un film comunque non da dimenticare (il protagonista è un agente letterario – e il suo atteggiamento nei confronti dei libri e degli autori che cerca di accaparrarsi è di una deliziosa ironia) che sarò curioso di vedere come sarà accolto dalla critica del nostro paese.

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